«Mi sento postumo di me stesso da vivo». Si presenta così Beppe Grillo, ospite del podcast Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra, dove per ottanta minuti racconta la sua visione della politica oggi, il suo rapporto con il Movimento 5 Stelle, di cui è stato fondatore, e la sua vita.

«Non ho potere e facoltà di fondare un partito», dice Grillo, che parla anche del M5S: «Sono stato estromesso, ma non ho rimpianti. Il Movimento oggi è un'altra cosa». E ancora, rivolgendosi a Giuseppe Conte: «Il reverendo Jones, l'uomo che sussurrava ai cavilli». Secondo Grillo, il Movimento si è trasformato in un partito «come gli altri», perdendo la sua capacità di anticipare i cambiamenti: «Di progressista ha solo la paralisi progressiva».

Grillo ricorda il suo rapporto con Gianroberto Casaleggio e le idee originarie del Movimento: «Doveva essere compostabile, non biodegradabile». Parla anche della vicenda giudiziaria del figlio Ciro, condannato in primo grado a 8 anni per stupro di gruppo, definendo quel momento di «enorme pesantezza» e raccontando il percorso di studi del figlio, che sta diventando avvocato penalista.

Nonostante le critiche, Grillo sembra dispiaciuto soprattutto per quello che il Movimento è diventato oggi: «La base del Movimento di ora sono persone nuove» rispetto a quelle dell'inizio. E ribadisce l'importanza di limitare i mandati politici: «Io credo ancora nel limite dei due mandati».

Alla domanda su cosa gli sia costata la politica, Grillo risponde: «Ho rimesso un sacco di soldi, un po' di salute, una parte della mia famiglia». E conclude che il M5S dovrebbe cambiare nome, perché oggi è qualcosa di diverso da quello che era alle origini.

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